Ogni metro di tessuto tecnico che esce dalle nostre linee porta con sé una parte che non arriva mai in cantiere: lo sfrido. Cimose, ritagli di taglio, code di pezza. Per anni li abbiamo considerati un costo inevitabile della precisione manifatturiera. Dal 2026 li trattiamo come una materia prima. Esaminiamo da vicino la collaborazione con CDC_Studio e il brevetto MIKTÒS: cosa significa, come funziona e perché riguarda anche chi progetta, distribuisce e posa le nostre soluzioni di schermatura.
Il paradosso del tessuto tecnico
Più un tessuto è performante, più è difficile da riciclare. È il paradosso con cui convive il nostro settore. Un tessuto screen, filtrante o oscurante nasce dall’unione di fibre, spalmature e trattamenti che gli conferiscono stabilità dimensionale, classe FR e valori certificati di G-tot e Tv. Proprio questa composizione mista, che ne garantisce le prestazioni in esercizio, lo rende inadeguato ai processi di riciclo meccanico tradizionali. Il risultato è noto a chiunque lavori in produzione: sfridi di qualità eccellente, tecnicamente irrecuperabili e destinati, nella gran parte del settore, allo smaltimento. Non è un problema di volontà, ma di tecnologia. Ed è da qui che siamo partiti.
MIKTÒS: quando lo scarto cambia stato
CDC_Studio è una realtà toscana nata per dare una seconda vita agli scarti tessili. Il suo brevetto MIKTÒS affronta esattamente il nodo che il riciclo convenzionale non scioglie: la composizione mista. Il processo trasforma gli sfridi di lavorazione in un compound polimerico assimilabile alla plastica riciclata, lavorabile con i macchinari industriali già in uso e a sua volta riciclabile. Il modello è semplice e circolare: le aziende conferiscono i propri scarti di produzione e il materiale rientra in circolo sotto forma di granuli pronti per nuovi manufatti. Dal 2026 oltre 50 Ton dei nostri sfridi segue questo percorso. Non tornano tessuto, ma tornano materia: oggetti, componenti e applicazioni per design, arredo ed edilizia.

Sottoprodotto, non rifiuto: la differenza che conta
Cosa cambia per chi progetta, distribuisce e posa
Per gli studi di architettura e il contract, la circolarità è sempre più un requisito di capitolato: CAM, digital passport dei prodotti e Tassonomia UE chiedono evidenze, non dichiarazioni. Un fine vita documentato degli scarti di produzione entra a far parte della storia ambientale del prodotto che specificate. Per distributori e rivenditori significa poter rispondere con dati concreti alle domande, sempre più frequenti, dei committenti sulla sostenibilità della filiera. Per installatori e tendaggisti è un primo passo verso una domanda che arriverà anche dal cantiere: che fine fanno i ritagli di confezione? Non abbiamo ancora tutte le risposte. Ma abbiamo scelto di cercarle in modo misurabile, insieme a partner che condividono lo stesso rigore.
La circolarità non si annuncia: si documenta. Per questo abbiamo raccolto in un unico dossier i dati del progetto, il quadro normativo e i primi risultati del percorso con CDC_Studio.






